Michael Anastassiades racconta le sue nuove lampade

Ecolo Michael Anastassiades, in quella che forse è la sua interpretação migliore: la luce, parte del suo lavoro che gli è valso il premio Compasso d’Oro. O palco cênico stavolta é quello della 3daysofdesign di Copenhagen,dove i marchi scandinavi (e non solo) hanno mostre to finalmente o resultado do quei progetti sospesi causa pandemia, insieme a quelli che ne so stati una consecunza.

Come le due famiglie di lampada da terra ta-ke e Relay, firma dal designer di origine cipriota di base a Londraviste come sorta di antecipazione nella sua prima personale italiana durante la Semana de Design de Milão 2021, e che non hanno perso un grammo della leggerezza dei prototipi.

Anastassiades ha lavorato con semplici canne di bambùmateriali pregiati quali il marmo Nero Marquina o bianco Carrara, corpo imaterial luminoso e poco altro per due esili collezioni di lampade em diversas conformações e dimensões, apresentado como escultura em um spazio industriale sull’acqua nella capitale danese.

Che lampade sono quest?

Due nuove serie disignate per il mio marchio e, per la prima volta, presentiamo un prodotto già pronto per il mercato. Ho deciso di farlo qui invece che a Milano perché quest’anno non c’era Euroluce (sezione biennale del Salone dedicata alla luce, ndr) e mi ero già impegnato per este evento.

Nascono intorno alla stessa fonte luminosa, esta lampadina sviluppata especificamente do nosso estúdio. Uma tecnologia fantástica porque abbiamo raggiunto uma estação sottile que não existe no mercado e permite uma iluminação uniforme em 360 graus com luz calda, completamente dimmerabile.

O scelta da combinação de materiais para o relé de piano?

Il concetto era di avere questi due supporti in marmo Nero Marquina e Bianco Carrara que forma a base sulla quale é simplesmente atacando o tubo luminoso tramite um sistema magnético. L’idea pode ser no futuro a fonte luminosa que pode ser facilmente rimossa e substituída com outra tipologia de corpo iluminador.

Lampada da terra Relay de Michael Anastassiades com base em marmo. Foto cortesia de Michael Anastassiades

Ler mais informações sobre como antecipar o salão de setembro…

Volevo manter todas as técnicas diversas de artesão che ho esplorato durante o bloqueio, e l’essenza delle lampade che avevo costruito a mano nel mio studio. Usee il bambù, i collegamenti semplificati, il meccanismo della stecca che trattiene: volevo che questi elementi ridotti comunicasero la stessa idea em um modo mais acessível.

Infatti queste luci sembrano fatte veramente di niente…

Basta tocar o bambù e aspettare che cresca fine al giusto diametro, che è correlato a quello del tubo luminoso. Ne decidir l’altezza no modo de avere il nodo chiuso. È una lampadina che “negozia” con la natura. A poesia é ancora li, o gesto antigo, destilado com idioma puro, simples e acessível.

E não hanno perso niente della leggerezza dell’installazione all’ICA.

Mi fa piacere si noti: la cosa ha richiesto un grande sforzo, senza compromessi, per catturare lo stesso spirito.

La luce sembra essere definitivamente la sua passione…

Sicuramente, também pode ser parte da quella, nel 2007, col mio marchio, che é la mia piattaforma di espressione of tanti anni, la mia creatura nonostante le numerose collaborazioni, ad esempio, com Flos. Non ho mai imaginado quel che sarebbe diventato oggi.

Agli inizi ho pensato che dovevo essere dove tutti esponevano, quindi Euroluce a Milano, com le difficoltà ad accedervi data la grande richiesta por un posto nella manifestazione. Ricordo che sono partito col mio catalogo, che aveva tre o quattro prodotti, e mi hanno detto che era tardi; era già novembre, quindi impossibile per l’aprile seguente. Ho insistito se i miei lavori e dopo cinque minuti, avevo lo spazio, anche piccolo, in un corridoio secondario. Lì ho incontrato per la prima volta Piero Gandini di Flos che mi ha voluto conoscere.

(Proprio em concomitanza com la 3daysofdesign, Anastassiades ha annunciato che Gandini sarà coinvolto nello sviluppo dei prodotti come sostenitore del suo marchio personale.
Un lungo sodalizio creativo tra i due, quindi, interrotto nel 2019 quando Gandini ha lasciato la dirigenza di illuminazione fondata dal padre nel 1962, ma destinato evidentemente a continuare, ndr).

Perché ha deciso di auto produrre quete due nuove collezioni?

Il mio marchio é sempre stato la mia passione, sulla quale ho deciso di focalizzarmi ancora di più. Produrre da soli consente anche maggiore libertà su ogni decisione.

La sua impressione dell’ultimo Salone?

Nonostante mancassero gli asiatici e un po’ di americani, la gente è stata felice di ritornare, ritrovarsi, celebrare, vivere fisicamente le cose; no modo diferente da prima ma com a intensidade da estessa. Dobbiamo anche cambiare la maniera con cui lavoriamo: molti marchi hanno compreso che non possono presentare un prodotto a una fiera e comercializzarlo un anno ou due più tardi.

Viver ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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Source: Living by living.corriere.it.

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